Parapetti sulla via Emilia

Si è di recente conclusa la sistemazione del viadotto sulla via Emilia a San Lazzaro di Savena (Bologna) nei pressi del Cimitero Militare Polacco. Aluscalae ha fornito il parapetto collocato lungo i due lati della strada che affacciano sul torrente Savena, il confine orientale della città di Bologna. Per progetti di questo tipo, Orizzonte Urbano si rivela come il modello di gran lunga più funzionale fra quelli offerti dal catalogo. Viene infatti riconosciuto come protezione ideale per passerelle pedonali, piste ciclabili, parcheggi e in progetti d’arredo urbano di alta qualità. In questo caso sono state integrate anche le fioriere, vasche in alluminio fissate ai parapetti, a completamento dell'opera di riqualificazione stradale e urbana. Dal punto di vista tecnico, il modello Orizzonte Urbano è un sistema a correnti orizzontali che prevede montanti monolama in lega di alluminio EN AW 6082 T6 a sezione piatta, inclinati di un angolo compreso fra i 10° e i 13°, opportunamente sagomati e forati per accogliere il corrimano, costituito da un doppio profilo in alluminio di diametro 45 mm e i correnti orizzontali anch’essi in alluminio. I montanti sono ancorati alla base di supporto attraverso delle staffe in acciaio zincato. Tutta la viteria e i tasselli di ancoraggio della struttura sono in acciaio inox. Ove necessario il corrimano può presentare opportune fresature per alloggiare illuminazione led.   [caption id="attachment_775" align="aligncenter" width="1024"] Particolare del parapetto e della fioriera[/caption]   [caption id="attachment_776" align="aligncenter" width="1024"] Il parapetto del viadotto visto dall'alveo del torrente Savena[/caption]  

La croce del Corno alle Scale

Sulla vetta più alta dell’Appennino bolognese si erge una croce in alluminio di sedici metri d’altezza. Per la comunità montana e per l’intera provincia la croce del Corno alle Scale è un simbolo forte di appartenenza, un punto di riferimento per chi è appassionato di camminate ma non solo. Eretta inizialmente in ferro nell’Anno Santo 1950, la croce era destinata a subire un’offesa insensata più di trent’anni dopo; un’offesa a cui però si volle subito rispondere dando il via ad un’impresa che ebbe Aluscalae fra i suoi protagonisti. [caption id="attachment_755" align="alignleft" width="1024"] La croce del Corno alle Scale foto: Daria Victorini.[/caption] La notte del 1° ottobre 1983 alcuni ignoti segarono alla base la croce, lasciandola cadere nel vuoto, in un precipizio dal quale non si poteva pensare di poterla recuperare. Il Corno alle Scale perse così il suo emblema, ma subito fu chiaro che nessuno avrebbe accettato di rinunciarvi. L’affetto per quel luogo, simbolo per tutta la zona e per chi frequentava il comprensorio durante la stagione invernale e passeggiava lungo i sentieri nel periodo estivo, spinse a creare un comitato per il ripristino della croce. Al gruppo tecnico aderì anche l’azienda «Piero Costa e C.» diretta dall’ing. Guido Malaisi assieme al figlio Piero: l’azienda che sarebbe poi diventata Aluscalae. La prima sfida fu proporre una soluzione basata sull’alluminio. Il comitato era orientato verso materiali più tradizionali, ma alla fine l’alluminio convinse per le sue caratteristiche di resistenza, leggerezza e qualità estetica. Aluscalae realizzò la croce all’interno del proprio stabilimento, seguendo il progetto dell’ing. Claudio Campaiola e dello studio Stelp. Lo spirito particolare con cui l’esperienza venne vissuta si può dedurre anche dal fatto che tutti gli attori coinvolti non chiesero nulla più della copertura delle spese sostenute. La croce venne divisa in 3 blocchi, trasportata su camion e assemblata alla base della montagna, a Vidiciate. Per l’ascesa in vetta si utilizzò uno speciale elicottero dell’Elitos di Firenze pilotato da Aldo Carletto, specializzato in questo genere di operazioni. Sul basamento erano stati predisposti quattro punti d’aggancio della base, presso i quali stazionava Ilo Cateluppi che, via radio, forniva indicazioni a Aldo Carletto, impegnato nella difficile impresa di posizionare esattamente la grande croce. Le folate di vento facevano oscillare di continuo l’elicottero. [caption id="attachment_756" align="alignleft" width="1024"] Una suggestiva immagine della croce in alluminio realizzata da Aluscalae per la vetta del Corno alle Scale foto: Ipvva1.[/caption] Era il 29 luglio 1984, una domenica mattina che aveva visto la salita alla vetta di una numerosa folla, con la presenza del senatore Giovanni Bersani e di mons. Giacomo Biffi, da poco eletto vescovo di Bologna. Tutti col fiato sospeso nel seguire le manovre dell’elicottero e i movimenti della struttura di metallo bullonato dal peso di oltre sedici quintali. I numerosi tentativi resero sempre più difficile mantenere la concentrazione, senza contare che l’autonomia del mezzo era limitata: reggere la croce significava consumare molto carburante. Nelle cuffie del pilota le indicazioni di Ilo Canteluppi si dovevano tradurre in cabrate impercettibili, in rotazioni di pochi decimetri, tutto per consentire un perfetto allineamento. All’improvviso però la voce venne a mancare. Nell’elicottero Aldo Carletto controllò la strumentazione, fece una prova di ripristino, ma fu tutto inutile: il collegamento radio era saltato. L’unica alternativa era tornare ad usare la segnalazione gestuale. Ilo posò la radio e si scostò quanto bastava per rendersi perfettamente visibile. Cominciò a stendere e piegare le braccia secondo un codice che era misterioso per tutti tranne che per il pilota. Ma questa ulteriore difficoltà aveva fatto aumentare la tensione e Aldo sentiva che lo sforzo stava arrivando al limite, in quel gioco continuo fra le correnti a duemila metri d’altitudine. In qualche modo Piero Malaisi, da terra, comprese la situazione: «Non rimane più molto tempo» pensò fra sé «abbiamo forse un solo tentativo». Sopra di lui l’elicottero si inclinò leggermente e la croce si mosse per una attimo oltre il crinale; a quel punto Ilo stese il braccio verso la base con un gesto che ricordava l’invito di un cavaliere ad una dama. La croce accettò e si allineò ai quattro agganci con una semplicità che lasciò tutti di stucco. Era fatta, il Corno alle Scale aveva di nuovo la sua croce.

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